Le cellule del grasso non muoiono mai? Cosa succede agli adipociti quando dimagrisci
La biologia del tessuto adiposo è più complessa — e più affascinante — di quanto ti abbiano mai detto.
Ho un ricordo vivido di una delle prime lezioni universitarie di biologia cellulare.
Il professore, con quella sicurezza tranquilla di chi ha passato decenni in laboratorio, disse una cosa che mi rimase impressa:
“Quando si perde peso, le cellule del grasso perdono parte del loro contenuto, ma non muoiono subito. Serve molto tempo, ma alla fine muoiono.“
Per anni ho portato con me questa convinzione. Poi ho scoperto che la realtà è più complessa — e, in un certo senso, più interessante.
Quindi: cosa succede davvero alle cellule del grasso quando dimagrisci? La risposta cambia radicalmente il modo in cui dovresti guardare al tuo corpo e al tuo percorso di benessere.
La verità sugli adipociti: cosa succede alle cellule del grasso quando si dimagrisce
Le cellule adipose — gli adipociti — sono tra le cellule più longeve del nostro organismo.
Studi sul turnover cellulare del tessuto adiposo hanno dimostrato che solo circa il 10% degli adipociti viene rinnovato ogni anno, indipendentemente dal peso corporeo. In pratica, le cellule che hai accumulato durante l’infanzia e l’adolescenza ti accompagnano per tutta la vita.
Quando dimagrisci, quelle cellule non scompaiono: si svuotano.
Perdono il loro contenuto lipidico e si rimpiccioliscono, ma restano lì, pronte a riempirsi di nuovo non appena l’apporto calorico supera il fabbisogno. Ecco cosa succede al grasso corporeo quando perdi peso: non lo elimini, lo comprimi.
Perché l’obesità infantile è un fattore di rischio permanente
Questa biologia del tessuto adiposo ha due implicazioni concrete che è importante comprendere.
La prima: l’obesità infantile è un fattore di rischio strutturale e permanente. Un numero maggiore di adipociti formati durante l’infanzia implica una capacità di accumulo del grasso corporeo strutturalmente più elevata per tutta la vita. Non è una questione di volontà : è anatomia.
La seconda: non esiste una “soglia di sicurezza” oltre la quale si possa smettere di prestare attenzione. Il tessuto adiposo è un organo dinamico — non un problema risolto una volta per tutte.
Al netto di interventi più o meno invasivi come la liposuzione e la criolipolisi, tutto ciò che possiamo fare per controllare il peso corporeo ricade nel dominio dell’alimentazione e dell’attività fisica. Possiamo fare in modo che quegli adipociti restino svuotati e “sgonfi” — ma ciò richiede un impegno che non finisce mai davvero.
Vista così, questa realtà sembra deprimente. Ma se nel quadro inserisci anche l’aspetto comportamentale — e, più in profondità , quello spirituale — allora cambia tutto.
Il vero ostacolo non è biologico
Nel momento in cui non abbiamo un obiettivo e possiamo “rilassarci”, cadiamo invariabilmente nell’inattività , sotto l’influenza di quella che potremmo chiamare forza di gravità mentale — e le cose non possono che peggiorare.
Certo, per un po’ potremo “godercela”. Ma gli effetti collaterali di questa passività ci attendono esattamente dietro l’angolo.
Viviamo in un universo in cui siamo continuamente sottoposti all’entropia — un aumento naturale e passivo del disordine — sia sul piano fisico sia su quello mentale. Il corpo che abbandoni a se stesso segue questa tendenza: le cellule adipose si riempiono, la massa muscolare diminuisce, l’energia cala.
Ma abbiamo dentro di noi una sorgente di energia che possiamo usare per invertire questa tendenza, generando ordine, bellezza, salute e benessere. E questo vale tanto per gli adipociti quanto per ogni altra dimensione della vita.
La dimensione spirituale del cambiamento
Queste qualità — frutti dell’autodisciplina — io credo che ce le porteremo dietro, qualunque sia la nostra destinazione finale.
Numerosi scienziati sostengono l’esistenza di dimensioni parallele. Allora, che problema c’è a immaginare una dimensione spirituale che potrebbe accoglierci alla fine di questo viaggio terreno?
Forse potrò apparirti un po’ naive, ma questo stesso ragionamento lo avevano accolto i fondatori della scienza moderna: Einstein, Newton, Maxwell, Heisenberg, Keplero, Copernico. Se anche tu credi che possa esistere qualcosa del genere, sei in compagnia dei più grandi geni mai vissuti.
Se guardi la perdita di peso e la cura del corpo da questa prospettiva, l’idea di doverti sforzare consapevolmente per ottenere e mantenere certi benefici non appare più come una faticaccia fine a sé stessa.
Se radichi questo lavoro di autodisciplina in una prospettiva più ampia, acquisirà più senso — e sarà anche più facile restare fedele al tuo piano di miglioramento, qualunque siano i tuoi obiettivi specifici.
La prima volta sarà difficile, la seconda meno, le successive diventeranno automatiche: l’abitudine gioca a nostro favore quando facciamo scelte funzionali.
Questa spinta verso il miglioramento deve diventare uno stile di vita, una seconda natura, che acquisisci attraverso la ripetizione, sotto la guida della tua grande visione per ciò che vuoi diventare. In questo modo la dinamica non è più giocata nell’ambito dello sforzo negativo, ma sull’onda del tuo sogno personale. Tutta un’altra storia.
Una cosa che ho imparato dalla mia esperienza
Nonostante la mia competenza in ambito nutrizionale, ho trovato un valore enorme nel lavorare con Eleonora, la mia nutrizionista.
Non perché non sapessi nulla, ma perché uno sguardo esterno, esperto e personalizzato, ha fatto la differenza tra sapere e applicare. Ho scoperto combinazioni di pasti e spuntini che non avrei mai sperimentato da solo, e in poco tempo ho raggiunto gli obiettivi che mi ero prefissato.
In un’epoca in cui tutti credono di sapere tutto — spesso dopo aver letto tre articoli online — affidarsi a professionisti seri è un atto di rispetto verso se stessi. È anche un modo per riconoscere le grandi fatiche e le rinunce che ogni esperto ha sostenuto per anni, o decenni, per costruire la propria competenza.
A proposito di questo tranello psicologico — il credere di essere esperti quando si sono accumulate appena poche nozioni — esiste una ricerca scientifica che ha indagato esattamente questo meccanismo mentale a cui siamo tutti soggetti. Si chiama effetto Dunning-Kruger: ne parlerò in un prossimo articolo.
…Il corpo è il tempio dello Spirito.
Alla prossima!
Fonti e risorse
Spalding KL et al. (2008). “Dynamics of fat cell turnover in humans.” Nature, 453(7196), 783–787.
Arner P et al. (2010). “Adipocyte Turnover: Relevance to Human Adipose Tissue Morphology.” Diabetes, 59(1), 105–109.
Immagini: Google immagini
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