Come rallentare l’invecchiamento muscolare: la storia e la scienza di Emma Mazzenga, velocista a 92 anni

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Emma Maria Mazzenga aveva 53 anni quando ha ricominciato a correre.

Non stava attraversando una crisi esistenziale. Non aveva un personal trainer. Non seguiva nessun protocollo particolare.

Aveva semplicemente deciso che era ora di riprendere ciò che aveva lasciato a 28 anni: prima per la famiglia, poi per sua madre ammalata. Una pausa di venticinque anni.

Oggi ne ha 92. Ha vinto 11 titoli mondiali, 31 europei e 115 italiani. A giugno 2024 ha corso i 200 metri in 50 secondi e 33 centesimi, abbassando di oltre un secondo il record mondiale della categoria. Lo stesso record che lei stessa aveva stabilito sei mesi prima.

Un team di ricercatori italiani e americani ha iniziato a studiarla perché ciò che trova nei suoi muscoli non corrisponde a nessun modello conosciuto.

Questa è la storia di come invecchiano i muscoli, perché quasi sempre invecchiano male, e di cosa ci dice il caso di Emma su come possiamo cambiare questa traiettoria.

Chi è Emma Mazzenga (e perché interessa alla scienza)

Professoressa di scienze in pensione, originaria di Padova, Emma Mazzenga non è mai stata un’atleta d’élite. La sua storia sportiva è quella di moltissime persone: l’atletica leggera all’università, l’abbandono nella vita adulta, la ripresa graduale nella mezza età.

Ciò che la rende unica non è la medaglia più recente. È quello che succede nei suoi muscoli.

Marta Colosio, della Marquette University di Milwaukee, ha dichiarato al Washington Post di non aver mai incontrato una persona con capacità fisiche simili alla sua età.

Insieme al team dell’Università di Pavia, guidato da Simone Porcelli, sta analizzando le sue fibre muscolari, i nervi e, soprattutto, i mitocondri, per capire perché il suo corpo compie attività che i modelli sull’invecchiamento non prevedono.

Cosa succede ai tuoi muscoli con l’età (e perché è importante saperlo)

Con il passare degli anni, il muscolo scheletrico va incontro a un processo chiamato sarcopenia: perdita progressiva di massa muscolare, forza e qualità del tessuto. Se non viene contrastata, inizia attorno ai 30 anni e accelera dopo i 60.

Non è solo una questione estetica. La sarcopenia aumenta il rischio di cadute, fratture, perdita di autonomia e riduzione della qualità della vita. È uno dei marcatori biologici dell’invecchiamento più studiati e, secondo molti ricercatori, tra i più modificabili.

Il meccanismo chiave riguarda i mitocondri, le centrali energetiche delle cellule muscolari. I mitocondri convertono l’ossigeno in energia (ATP).

Con l’invecchiamento, diventano meno efficienti, si riducono di numero e si deteriorano più in fretta che non vengano sostituiti. Il risultato è che il muscolo anziano riceve meno carburante, si affatica prima e si riprende più lentamente.

A questo si aggiunge il deterioramento del sistema vascolare: i capillari diventano meno efficienti, il flusso sanguigno ai muscoli diminuisce e, con esso, la quantità di ossigeno disponibile per la produzione di energia.

È la ragione principale per cui, a 80 anni, non riusciamo più a fare ciò che facevamo a 40.

(Se vuoi approfondire questo tema, leggi l’articolo “Sarcopenia dopo i 30 anni: il muscolo che perdi senza accorgerti”.)

Il paradosso di Emma: muscoli da settantenne, ossigenazione da ventenne

Ecco dove il caso di Emma Mazzenga diventa scientificamente straordinario.

Le sue fibre muscolari sono simili a quelle di una persona sana di 70 anni. Non di una ventenne. Il muscolo invecchia e in lei invecchia normalmente.

Ma c’è una seconda misura, più sottile, che racconta una storia completamente diversa: il flusso sanguigno nei muscoli. L’ossigenazione muscolare di Emma è pari a quella di una ventenne.

Il suo sistema circolatorio porta ossigeno ai muscoli come se avesse 70 anni in meno di quanti ne ha.

Questo è il paradosso che i ricercatori stanno cercando di spiegare. Com’è possibile che un sistema muscolare che invecchia normalmente sia alimentato da una rete vascolare che non sembra aver subito il normale deterioramento legato all’età?

Le ipotesi sono due e non si escludono a vicenda.

La prima è genetica: alcune persone nascono con sistemi cardiovascolari strutturalmente più resilienti. Se così fosse, il caso di Emma sarebbe meraviglioso ma poco replicabile.

La seconda è che decenni di movimento continuo e costante abbiano preservato l’efficienza vascolare a un livello che l’inattività tipicamente non consente. Il sistema vascolare muscolare risponde allo stimolo. Si mantiene con l’uso. Si deteriora con l’abbandono.

Lo studio è ancora in corso. I dati definitivi non ci sono. Ma la direzione è chiara.

Il vero ostacolo: le aspettative che sabotano la costanza

C’è un meccanismo psicologico che mina l’allenamento molto prima che lo metta a dura prova fisicamente.

Ti è mai capitato di andare in palestra carico di aspettative e di performare sotto la media? E di andare senza grandi aspettative e di superare te stesso?

Quando costruiamo un’immagine grandiosa di ciò che vogliamo ottenere, attiviamo un meccanismo di confronto continuo con i nostri limiti. Il risultato è frustrazione, discontinuità, abbandono.

Emma Mazzenga non ha mai puntato a diventare la velocista più anziana del mondo. Ha ricominciato gradualmente: prima le camminate, poi la pista, poi le gare. Aspettative basse, azioni costanti. Il processo ha fatto il resto.

Questo non è un pensiero positivo generico. È la condizione necessaria per costruire la costanza che, secondo i ricercatori, è probabilmente la variabile più importante nel determinare la longevità muscolare, più della genetica.

Come rallentare l’invecchiamento muscolare nella pratica

Il caso di Emma non ci chiede di diventare velocisti. Ci chiede di non fermarci del tutto.

Nella pratica, questo significa:

  • Non saltare mai un giorno intero di movimento. Emma, durante la pandemia, camminava nel corridoio di casa. L’entità dello stimolo conta meno della sua continuità.
  • Iniziare gradualmente, soprattutto dopo una pausa. Emma ha ripreso a 53 anni partendo dalle camminate. Il muscolo risponde anche agli stimoli lievi, purché ripetuti.
  • Includere una componente di resistenza. La camminata veloce, la corsa, il ciclismo: qualunque attività che elevi il battito cardiaco stimola il sistema vascolare muscolare e contrasta il deterioramento dei capillari.
  • Abbassare l’asticella delle aspettative. Non “trasformarsi”, ma non fermarsi. La differenza tra un settantenne con il muscolo di un quarantenne e uno con il muscolo di un ottantenne è, in larga misura, una storia di abitudini accumulate nel tempo.

Una nota sulla nutrizione e sull’integrazione

L’esercizio fisico è la leva principale, ma non è l’unica. La qualità del muscolo dipende anche da quanto lo nutri.

Le proteine sono il materiale da costruzione delle fibre muscolari. Con l’età, il processo di sintesi proteica rallenta: il corpo diventa meno efficiente nel ricavare aminoacidi dalla dieta e nel trasformarli in tessuto muscolare.

Questo significa che il fabbisogno proteico aumenta, non diminuisce, con l’invecchiamento.

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Conclusione

La storia di Emma Mazzenga non è quella di un’eccezione irraggiungibile. È soprattuttoquella di una persona che ha ripreso a muoversi a 53 anni e non si è più fermata.

La scienza che emerge dal suo caso ci dice qualcosa di preciso: il sistema vascolare muscolare risponde all’uso. Non abbiamo bisogno di essere triatleti. Abbiamo bisogno di non fermarci.

Il corpo non ha una data di scadenza. Ha una curva di utilizzo.

Il corpo è il tempio dello Spirito.

Alla prossima!

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Fonti e risorse

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